martedì 12 settembre 2017

Il tempo dell’ipocrisia: ecco come il Corriere rappresenta le donne



Condivido, sottoscrivo e aspetto – come l'autore dell'articolo - una risposta dal direttore del Corriere.it


da: http://www.glistatigenerali.com/ - di Francesco Francio Mazza

In questi giorni è in pieno svolgimento, nella prestigiosa cornice della Triennale di Milano, una kermesse organizzata dal Corriere della Sera dal titolo “il Tempo delle Donne”. Tema della “festa-festival”, la parità di genere, anzi, addirittura il superamento della parità di genere, con un fitto calendario di eventi e incontri curati dai giornalisti di via Solferino.

Da mesi, però, noi abbiamo preso l’abitudine di controllare la home page del sito del Corriere, facendo attenzione alla famosa “colonna di destra”, quella dedicata alle notizie più frivole; e in più di un’occasione, abbiamo trovato una rappresentazione del corpo femminile che – per usare un’espressione cara al direttore Luciano Fontana – ci pare “indegna di un Paese civile“.

Facciamo finta di essere degli alieni, di passaggio sulla Terra in viaggio da una galassia lontana. Vogliamo capire che succede in questo pianeta, e per farlo andiamo sul sito web del quotidiano più famoso di tutti, il New York Times.


Dopo esserci fatti una scorpacciata di notizie, potremmo farci un giro sul sito francese di Le Monde o sull’inglese The Times: più o meno, troveremmo sempre la stessa impostazione visiva (cliccare per credere).

Se, invece, volessimo sapere che accade in Italia, e per farlo ci collegassimo al sito del quotidiano più venduto del Belpaese, in home-page troveremmo questo:


Accanto alla notizia della ricostruzione post-terremoto, ecco quella relativa al “topless da brivido” della 44enne Heidi Klum. A questo punto, dovremmo ricontrollare bene la testata, perché quel topless da brivido ci sembrerebbe un’espressione più adatta a un fumetto porno-soft tipo quelli della Squalo che al principale quotidiano di informazione del Paese.

Tuttavia non troveremmo alcun errore: la testata sarebbe sempre quella, Corriere.it.

Non si tratta, insomma, di nessuna coincidenza: su l’home page del quotidiano di via Solferino le donne vengono – da sempre – rappresentate in modo quantomeno “discutibile”.

Guardate quest’altro esempio paradossale:



A sinistra c’è la Boldrini che parla col premio canadese, che le confessa addirittura di essere femminista.

E a destra, per condire la home page, hanno piazzato l’immagine di una
ragazza tutta curve che ci spiega come “la mania del fitness” stia rimodellando il corpo femminile. C’era proprio bisogno di utilizzare una foto come questa? Perché non mettere un’immagine diversa, tipo una donna che corre su un tapis roulant?

E’ evidente come, di fianco alla Boldrini e al premier femminista canadese, il bel corpo di questa ragazza venga sfruttato per fare più click, e il paradosso è che nella didascalia, e poi nell’articolo, vengano addirittura criticate le donne “ossessionate dalla forma fisica”: ma pubblicare una foto di questo tipo, non significa proprio giustificare questa ossessione, confermare l’odioso stereotipo culturale per cui la donna deve sempre essere ridotta al corpo? Chissà cosa ne ha pensato il premier canadese femminista, quando si è visto in una home page come questa.

Un chiaro esempio di questo atteggiamento culturale tenuto da Corriere.it viene da quest’altro esempio:



Elle Macpherson (chiunque ella sia) non viene celebrata per qualche successo professionale o personale ma perché, con “niente diete e zero palestra”, puó sfoggiare a 53 anni un bikini da favola.

Che razza di valore, di modello culturale viene trasmesso in questo modo?

Direttore Fontana, secondo lei, una donna di 53 anni, o una ragazza di 18, che con molta dieta e moltissima palestra un fisico come questa donna non potrà mai sfoggiarlo, quale insegnamento, quale messaggio ricava da un’immagine come questa?

A volte il meccanismo diventa talmente esplicito da apparire grottesco. Guardate qui:


La notizia è che Lindsey Vonn “si gode il sole di Montecarlo” (uno vero scoop da home page, New York Times is nothing). Non andava bene mettere solo l’immagine della donna in primo piano? Perché splittare l’immagine in due e inserire anche la foto di spalle, con bella vista sul suo lato B? Che cosa aggiungono le natiche della donna alla notizia? Assolutamente nulla, si tratta solo di un bieco tentativo per guadagnare click.

E non si tratta di casi isolati. Per motivi di spazio non possiamo pubblicare tutto il materiale raccolto, ma chiunque è solito frequentare il sito di via Solferino sa che le immagini mostrate in questo pezzo sono all’ordine del giorno, riguardano sempre le donne e quasi mai gli uomini (intendiamoci: sarebbe sbagliato anche sfruttare il corpo dell’uomo per gli stessi fini, ma qui la proporzione é tipo 100 a 1).
A volte gli effetti sono talmente surreali che fanno quasi ridere  – come questo accostamento cani+topless:


Altre volte sono talmente espliciti che di nuovo, bisogna controllare di trovarsi davvero sul sito del principale quotidiano d’Italia e non su “Sesso, Droga e Pastorizia”:



La domanda sorge spontanea: ma perché il Corriere rappresenta le donne in questo modo sulla propria home-page?
(Un modo che non trova eguali né – come abbiamo visto – sulla grande stampa internazionale di pari livello).

E’ questa la vera e unica domanda da chiedere ai giornalisti che in questi giorni stanno animando la tre giorni de “il Tempo delle Donne”. O se preferite: come si può organizzare dibattiti sulla parità di genere e poi lavorare per una testata che spesso rappresenta le donne secondo stereotipi da Italietta anni ’50, facendo finta che queste immagini non esistano?

Le spiegazioni possibili sono due: o i giornalisti e il direttore del Corriere non vedono nulla di male nel ridurre costantemente la donna alla dimensione del corpo – e quindi saremmo di fronte a uno spaventoso caso di maschilismo e di ritardo culturale. Oppure si tratta di una questione economica.

Gli esperti di social e marketing potrebbero sostenere che tali immagini portano click, ovvero soldi, e in tempo di crisi perenne dell’editoria non ci si può permettere di fare gli schizzinosi. Ma se cosí fosse la situazione sarebbe, se possibile, ancora più grave: vorrebbe dire che per far quadrare i conti, al Corriere non hanno niente di meglio da mettere in campo che l’uso di immagini di donne svestite.

E quindi, vorrebbe dire che lo sfruttamento del corpo della donna contribuirebbe in maniera decisiva a pagare gli stipendi dei giornalisti, gli stessi giornalisti che poi animano blog, realizzano inchieste e organizzano convegni e kermesse  per la parità di genere. Insomma: chi a parole sostiene di difendere le donne dalla difficile situazione che vivono nel nostro Paese sarebbe, in realtà, il loro stesso carnefice. Incredibile, vero?

Ci sarebbe poi una terza spiegazione, ovvero che né il direttore né i giornalisti oggi impegnati a “Il tempo delle Donne” abbiano idea di quello che viene pubblicato dal sito che dirigono e per il quale scrivono. Ma qui, forse, oltrepasseremmo la soglia del surreale.

Altre spiegazioni, purtroppo, non riusciamo proprio ad individuarle. Caro direttore Fontana – e care giornaliste e giornalisti – ci spiegate voi che ne pensate? Oppure farete finta di niente, visto che la domanda vi viene rivolta dal “web”, ovvero da quel luogo che voi riempite di immagini del genere solo per acchiappare click e poi accusate di essere una cloaca?

Aspettiamo risposte.

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